Spese videosorveglianza in condominio: a chi spettano?

Spese videosorveglianza in condominio: a chi spettano?

Telecamere sulle parti comuni dell’edificio condominiale: ecco come si ripartiscono i costi tra gli abitanti dello stabile.

Il codice civile prevede, dal 2012, la possibilità di installare telecamere (o altri sistemi di vigilanza) sulle parti comuni dell’edificio condominiale. In questo modo è possibile controllare adeguatamente la sicurezza di cortili, garage, accessi comuni, scale, androni e così via. Ma a chi spettano le spese per la videosorveglianza in condominio? Andiamo con ordine, chiedendoci prima qual è la maggioranza richiesta per approvare la relativa delibera assembleare. Non va poi dimenticato che la legge impone obblighi specifici per rispettare la privacy degli abitanti e dei terzi estranei. Scopriamo tutto con una breve guida.

Qual è la maggioranza richiesta per installare l’impianto?

Il tema della videosorveglianza all’interno del condominio veniva, fino al recente passato, ignorato dal nostro legislatore. Come si sa, la lacuna normativa è stata colmata con la L. 220/2012, che ha inserito nel codice civile l’art. 1122 ter (in vigore dal 18 giugno 2013). La norma disciplina per la prima volta l’installazione di impianti di videosorveglianza sulle parti comuni dell’edificio condominiale, sancendo anche la maggioranza necessaria per approvare la relativa delibera assembleare: occorre, a tal fine, «un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio» [1]. E le spese? Su chi gravano?

Chi deve pagare per la videosorveglianza in condominio?

La legge non prende posizione sul punto. Tuttavia si ritiene pacificamente che debba applicarsi il regime relativo alle parti comuni del fabbricato, cui l’impianto di videosorveglianza, effettivamente, si riferisce. L’art. 1123 del codice civile afferma che «le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salva diversa convenzione».

Come regola generale, quindi, le spese per l’installazione e la manutenzione dell’impianto di videosorveglianza sulle aree comuni vanno ripartite tra i condomini in proporzione alla quota millesimale di ognuno. L’assemblea è libera di stabilire, all’unanimità, un diverso criterio di ripartizione (ad esempio una quota uguale per tutti i condomini). Ovviamente se le telecamere insistono sulla proprietà di un solo abitante (e sono rivolte solo a suo vantaggio), le spese saranno a carico di quest’ultimo.

Quali sono gli altri obblighi per il condominio?

Con l’installazione di un impianto di videosorveglianza sulle parti comuni si impone il rispetto delle regole previste in tema di privacy. Il condominio, quindi, deve prendere determinate precauzioni per evitare di ledere i diritti dei terzi. A questo proposito occorre rispettare gli obblighi imposti dalla legge [2] e le specifiche indicazioni fornite dal Garante della privacy [3]. É quindi necessario che:

  • l’impianto di videosorveglianza venga segnalato con appositi cartelli;

  • le registrazioni siano conservate per un tempo limitato (di regola massimo 48 ore, salvo casi eccezionali comunicati al Garante della privacy);

  • oggetto delle riprese siano solo le parti comuni (con esclusione, quindi, delle aree private dei singoli condomini, delle strade circostanti il condominio, degli esercizi commerciali, delle abitazioni di terzi e così via);

  • l’accesso alle videoregistrazioni venga consentito solo al personale appositamente autorizzato.

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