Barbecue: le distanze da rispettare

Barbecue: le distanze da rispettare

Anche quando il barbecue non è a distanza regolamentare e il fumo entra in casa del vicino, questo non può chiedere il risarcimento del danno se si tratta di un semplice fastidio occasionale.

Se il forno o il barbecue dà fastidio ai vicini di casa per via del fumo che entra dalle finestre, è possibile essere citati in tribunale: il soggetto molestato può infatti chiedere al giudice di ordinare la rimozione del barbecue –  quando fissato al suolo in modo stabile – o l’innalzamento del tubo di scarico dei fumi. Insomma, il magistrato può ordinare al proprietario del forno l’adozione di tutte le misure necessarie a procurare la minore molestia possibile ai confinanti tutte le volte in cui desidera grigliare carne e pesce. Tuttavia, è molto difficile ottenere anche il risarcimento del danno quando si tratta di un fastidio minimo e occasionale. Lo ha chiarito il Tribunale di Vicenza in una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire cosa prevede la legge riguarda a barbecue, distanze e tutele dal fumo.

Barbecue regolamentare: niente danni se il fumo invade occasionalmente la casa del vicino

La distanza dalla casa del vicino a cui deve trovarsi il barbecue

Chi ha letto il nostro articolo Barbecue: le distanze da rispettare sa già che, per avere un barbecue a norma, bisogna innanzitutto verificare se il Comune ha approvato un regolamento in cui vengono fissate le distanze minime dal confine proprio per questo tipo di manufatti. Se vi è un’apposita regolamentazione bisognerà attenersi a questa e rispettare la distanza dal confine stabilita dall’ente locale. Tale distanza non va considerata solo con riferimento ai confini «orizzontali» (il proprietario della casa di fronte) ma anche a quelli «verticali» (il proprietario dell’appartamento del piano di sopra in uno stabile in condominio).

Se non ci sono regolamenti comunali che fissano la distanza minima del barbecue è necessario attenersi a quella norma del codice civile [2] che impone, a chi vuole installare forni o camini, per i quali può sorgere pericolo di danni, di rispettare le distanze necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza. Si tratta di un criterio generale che deve essere valutato caso per caso, sulla base degli elementi concreti quali, ad esempio, la vicinanza dei fondi (se, ad esempio, separati da una strada o attigui), le dimensioni del barbecue, la presenza di cappe fumarie, ecc. Peraltro il barbecue non può considerarsi una «costruzione» in senso stretto, per cui ad esso non si applica la norma che fissa in 3 metri la distanza minima dal confine e ben potrebbe essere che anche tale limite risulti insufficiente a non recare disturbo ai vicini.

Tale distanza va valutata in termini astratti, come potenziale fonte di pericolo o di disturbo, a prescindere cioè dal fatto che il barbecue sia acceso o meno. Quindi il vicino di casa può agire nei confronti del proprietario del forno anche se questi non dovesse mai usarlo.

L’intensità dei fumi del barbecue deve essere tollerabile

C’è poi un’ulteriore condizione per avere un barbecue a norma: nel momento in cui materialmente lo si accende e lo si mette in uso bisogna evitare che i fumi diano fastidio al vicino. Non devono cioè essere superiori alla «normale tollerabilità». Anche questa è una previsione generica del codice civile [3] che andrà valutata caso per caso non solo sulla base dell’intensità del fumo stesso, ma anche della durata e della ripetizione con cui la molestia avviene. Sarà difficile agire per un episodio occasionale o sporadico; ma quando il fumo è costante e si ripete tutti i giorni, tanto da costringere il vicino a tenere sempre chiuse le finestre, allora il ricorso al giudice è giustificato. Sarà il giudice a tentare di bilanciare gli interessi in gioco che vedono contrapporsi da un lato l’esigenza del singolo di poter legittimamente godere di un barbecue che ha installato nel rispetto della normativa e, dall’altro, l’interesse del vicino a godere di un ambiente salubre. Così come chiarito dalla Cassazione, tale bilanciamento deve essere compiuto sulla scorta di «una valutazione concreta e media tra i contrastanti diritti dei proprietari dei fondi oggetto di controversia, tenendo conto delle condizioni dei luoghi, della natura, dell’entità e della causa delle immissioni, delle necessità generali ed assolute, quotidiane e civili, della umana coesistenza [4]».

Il risarcimento del danno per il fumo del barbecue

Veniamo ora alle dolenti note: è possibile ottenere il risarcimento del danno se il fumo del barbecue del vicino impuzzolentisce i panni, si impregna sui mobili e sulle pareti e, in definitiva, costringe a tenere chiuse le finestre di casa? Qual è la soglia della sopportabilità oltre la quale è lecito fare la voce grossa? Sul punto il Tribunale di Vicenza [1] ha stabilito che il danno derivante dalle immissioni di fumo, provenienti dal camino-barbecue del vicino di casa, non dà diritto a ottenere il risarcimento del danno se di trascurabile entità. Ai fini della risarcibilità del danno, infatti, è necessario che vi sia una lesione grave di un interesse tutelato dalla Costituzione e che l’offesa superi una soglia minima di tollerabilità. In sostanza, non si possono risarcire i meri disagi o fastidi. Il danno futile non viene tutelato dai giudici.

La condanna a evitare ulteriori molestie

Il fatto che venga disconosciuto il risarcimento del danno non toglie però che il giudice, nello stesso tempo, possa condannare il proprietario del barbecue all’adozione di tutte le misure necessarie al ripetersi della molestia. È così possibile ordinare di porre in essere tutti gli accorgimenti tecnici (quali ad esempio innalzamento delle canne fumarie, chiusura parziale degli spazi di uscita dei fumi) idonei a scongiurare che, in caso di vento da una proprietà verso l’altra, la propagazione dei fumi del barbecue.

Tale soluzione, infatti, sembra realizzare il giusto contemperamento tra l’interesse di mantenere il caminetto-barbecue e quello di tutelare la salubrità dell’altrui ambiente domestico.

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